COMUNICATO STAMPA 19.10.2016 -LETTERA APERTA GIUDICE AIELLI

COMUNICATO STAMPA

LETTERA APERTA AL GIUDICE AIELLI

 

Gentilissima Dott.ssa Aielli,

abbiamo inteso attendere prima di intervenire in relazione ad alcune dichiarazioni da Lei rilasciate alla stampa locale (edizione Il Messaggero di mercoledì 28 settembre scorso), peraltro a margine di un convegno, anche da noi patrocinato, in materia di riciclaggio, reati fiscali ed autoriciclaggio, nel quale Ella era stata invitata insieme ad altri autorevoli esponenti del mondo della Magistratura.

Questa nostra attesa è stata giustificata da una sorta di incredulità dinanzi a parole che, sin da una prima lettura, sono apparse offensive ed assolutamente irrispettose ed irriguardose della dignità della classe forense pontina. Non nascondiamo che abbiamo pensato (e forse finanche sperato) trattarsi di una licenza del giornalista, anche se l’utilizzo del virgolettato nel circoscrivere certe affermazioni lasciava poco spazio a dubbi di sorta. Ed invano, conseguentemente, abbiamo atteso un Suo intervento finalizzato a rettificare quelle dichiarazioni. Ma tant’è.

Prendiamo la parola oggi, a circa tre settimane dai fatti, avendo avuto cura e modo di far decantare nel frattempo stati d’animo che avrebbero potuto condurci ad affermazioni ed a prese di posizione, magari troppo legate all’emotività del momento e non ispirate ad oggettività, correttezza e rispetto dei ruoli, come invece si conviene a chi, come noi, rappresenta la classe forense e ne tutela a tutto campo il decoro e la dignità.

Francamente, non sono piaciute le Sue dichiarazioni relativamente ad un clima giudiziario a Latina, degenerato e pervenuto ad un tracollo “… anche a causa di una situazione forense proiettata ad un approccio non sempre rispettoso nei confronti del magistrato…”; le riteniamo il risultato di una valutazione approssimativa e, ci perdoni, infondatamente denigratoria nei confronti dell’intero mondo dell’Avvocatura.

Lei ben conosce i percorsi che la classe forense pontina ha compiuto nel corso almeno degli ultimi due decenni e quanto il Consiglio dell’Ordine si sia prodigato perché si instaurasse e consolidasse un’interazione tra il nostro Ordine ed il Tribunale; Lei sa perfettamente quanto il Consiglio si sia speso, e non intendiamo soltanto o semplicisticamente in termini economici, perché l’erogazione del servizio giustizia avvenisse in maniera quantomeno dignitosa nell’ambito del circondario del Tribunale. Lei sa, infine, quanto e come il Consiglio abbia agito, in tutti questi anni, perché gli Iscritti facessero del rispetto delle regole deontologiche una sorta di connotazione distintiva del proprio essere Avvocati.

Sentire ora additare il ceto forense come causa scatenante di un tracollo, etico prima ancora che giudiziario, è apparso perciò offensivo ed irriguardoso per chi, da anni, lavora costantemente sul campo cercando e salvaguardando, nel rispetto dei ruoli e delle regole, e non senza una certa fatica, un equilibrio istituzionale, che risulti proficuo per l’utenza tutta.

Contrariamente a quello da Lei affermato, l’Avvocatura si è contraddistinta per un alto senso morale e per un comportamento teso al rispetto della legalità, rispetto che è diventato un proprio tratto connotante e che certamente qualche isolato, ed invero sporadico, atteggiamento o episodio non può assolutamente aver scalfito.

Del resto, gli Avvocati sono sempre stati vicini ai Magistrati, vittime o bersaglio di atti assolutamente deprecabili e condannabili, che infatti sono stati puntualmente condannati in ogni occasione, come Lei sicuramente ricorderà anche nel caso che L’ha vista colpita in prima persona.

Gli Avvocati sono stati promotori e sostenitori di giornate sulla legalità e non hanno mai, e si sottolinea mai, con il loro operato dato credito o forza ad atteggiamenti, azioni o iniziative diretti a denigrare chi si adopera perché la giustizia funzioni, ma funzioni davvero.  

Non ci appartiene spirito di inutile e sterile polemica, ma riteniamo che vada riconosciuto l’elevato apporto che il mondo dell’Avvocatura ha fornito all’intera galassia giudiziaria nell’ambito della nostra provincia.

Respingiamo, quindi, le accuse da Lei rivolte alla classe forense  e rivendichiamo con fierezza il nostro ruolo, nella consapevolezza di quella sua dignità e di quella funzione sociale che affonda le proprie radici nella Carta costituzionale e che da ultimo sono state suggellate nel nostro Codice deontologico; quel ruolo che avremmo gradito Lei ci riconoscesse non per graziosa concessione, ma perché guadagnato e conquistato faticosamente e quotidianamente su un campo difficile, quale quello della promozione e della tutela dei diritti dei cittadini.

Continueremo nell’unico percorso che gli Avvocati conoscono, quello del rispetto delle regole e della legge, convinti che attraverso di esso possano essere superate posizioni aprioristicamente pregiudiziali, come quelle da Lei da ultimo assunte; sicuri di non meritare certe critiche, specie quando appaiono il frutto di considerazioni assolutamente qualunquiste e generiche o, peggio ancora, generaliste.

 

                                                                       IL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI LATINA